La legge di bilancio 2026 ha rimescolato le carte della tassazione del capitale in Francia. L’imposta forfettaria unica sui dividendi, sulle plusvalenze mobiliari e sui guadagni del PER è passata da 30 % a 31,4 %, mentre l’assicurazione-vita mantiene il suo tasso di prelievi sociali al 17,2 %.
Questo scostamento normativo, entrato in vigore il 1° gennaio 2026, modifica la gerarchia delle forme da privilegiare per valorizzare e proteggere un patrimonio. Parallelamente, la soppressione del vantaggio fiscale del PER dopo i 70 anni costringe a ripensare a strutture considerate acquisite.
Assicurazione-vita e flat tax: una distorsione fiscale che cambia le regole del gioco
La maggior parte delle guide patrimoniali classifica l’assicurazione-vita tra le forme interessanti, senza specificare perché lo sia diventata di più dal 2026. La ragione risiede in una scelta legislativa esplicita: il legislatore ha escluso i contratti di assicurazione-vita e di capitalizzazione dall’aumento della CSG portato al 18,6 %.
Concretamente, un risparmiatore che percepisce dividendi su un conto titoli ordinario supporta ora un PFU globale del 31,4 %. La stessa somma investita su un contratto di assicurazione-vita rimane tassata al 30 %. Su un orizzonte di investimento lungo, questo scarto di 1,4 punti si accumula e pesa sul rendimento netto.
Le scelte patrimoniali documentate su Guide Patrimoine riflettono questa nuova realtà: l’assicurazione-vita non si limita più a uno strumento di trasmissione, ma torna a essere un veicolo di capitalizzazione a tassazione preservata.
Tuttavia, i feedback sul campo divergono sull’ampiezza reale del vantaggio. Un contratto gravato da elevate spese di gestione può annullare il differenziale fiscale. La forma conta meno del contenuto del contratto, e i fondi in euro a capitale garantito mostrano rendimenti che a malapena coprono l’inflazione in alcuni anni recenti.

PER dopo i 70 anni: un leva di trasmissione soppressa
Fino al 31 dicembre 2025, un risparmiatore di oltre 70 anni poteva continuare ad alimentare il proprio piano di risparmio pensionistico e dedurre i suoi versamenti dal reddito imponibile. Questo meccanismo permetteva di ridurre la base imponibile mentre si costituiva un capitale trasmissibile in condizioni vantaggiose.
Dal 1° gennaio 2026, i versamenti volontari sul PER dopo i 70 anni non sono più deducibili. Questa soppressione mira a limitare l’ottimizzazione fiscale tardiva, ma colpisce direttamente le strategie di trasmissione intergenerazionale che si basavano sul PER come complemento all’assicurazione-vita.
I dati disponibili non consentono ancora di misurare l’impatto sui flussi di raccolta del PER. Tuttavia, la conseguenza pratica è chiara: un contribuente di oltre 70 anni che cerca di trasmettere deve ora scegliere tra:
- L’assicurazione-vita, il cui abbattimento di trasmissione rimane in vigore e la cui tassazione sui guadagni non è cambiata
- La donazione in nuda proprietà, che consente di trasferire un bene immobile mantenendo l’usufrutto e i redditi associati
- Il frazionamento di quote di SCPI, che combina rendimento locativo e sconto fiscale sul valore trasmesso
IFI: un’imposta stabile ma il cui perimetro merita attenzione
L’imposta sulla fortuna immobiliare rimane in vigore con una soglia di assoggettamento fissata a 1,3 milioni di euro di patrimonio immobiliare netto. La scala e le modalità di calcolo non sono state modificate dalla legge di bilancio 2026. Gli attivi finanziari, liquidità e investimenti mobiliari rimangono esclusi dalla sua base.
Questa stabilità non esime dalla vigilanza sulla composizione del patrimonio immobiliare dichiarato. I beni detenuti direttamente, tramite una SCI o attraverso quote di SCPI entrano nel calcolo. I debiti deducibili devono essere giustificati e collegati a un attivo immobiliare tassabile, altrimenti l’amministrazione fiscale può reintegrarli nella base.
Ottimizzare la base dell’IFI senza cambiare strategia globale
Vari leve permettono di contenere l’IFI senza stravolgere un’allocazione patrimoniale. Il frazionamento di proprietà rimane il più comune: l’usufruttuario dichiara il bene per il suo valore in piena proprietà, ma il nudo proprietario non ha nulla da dichiarare ai fini dell’IFI. Questo meccanismo è particolarmente utilizzato nel contesto di trasmissioni anticipate.
L’investimento nell’immobiliare professionale può anche ridurre l’esposizione all’IFI. I beni destinati all’attività professionale principale del contribuente sono esenti, a condizione che tale destinazione sia reale e documentata. Un locale commerciale affittato a terzi, invece, rimane nella base imponibile.
Inoltre, la sottoscrizione di quote di raggruppamenti forestali o viticoli dà diritto a un’esenzione parziale dall’IFI, fino al 75 % del valore delle quote. Questo tipo di investimento combina un obiettivo di diversificazione con un vantaggio fiscale misurabile, a condizione di accettare una liquidità limitata e un orizzonte di investimento lungo.

Strategia patrimoniale 2024-2026: scegliere tra forme e classi di attivi
La sovrapposizione di queste riforme fiscali produce un effetto cumulativo sulla gestione patrimoniale. La sfida non è più solo diversificare tra immobiliare e investimenti finanziari, ma scegliere le giuste forme giuridiche per ogni classe di attivi.
L’assicurazione-vita riacquista un vantaggio comparativo netto per la capitalizzazione a medio-lungo termine. Il PER rimane pertinente per gli attivi di meno di 70 anni in fase di accumulo pensionistico, a condizione che l’aliquota marginale di imposizione giustifichi la deduzione. L’investimento immobiliare locativo conserva il suo fascino per generare redditi regolari, ma la gestione della base IFI impone di verificare regolarmente la valorizzazione netta dei beni detenuti.
- Verificare se i contratti di assicurazione-vita in portafoglio beneficiano di spese competitive, per non annullare il vantaggio fiscale
- Rivalutare i versamenti PER programmati per i contribuenti prossimi ai 70 anni, poiché la finestra di deducibilità si chiude
- Calcolare precisamente la base IFI integrando i debiti deducibili e le eventuali esenzioni parziali legate ai beni professionali o forestali
- Privilegiare le strutture in frazionamento per la trasmissione, piuttosto che le donazioni in piena proprietà che espongono a una tassazione più pesante
La protezione del patrimonio passa ora attraverso una vigilanza fiscale continua. Le regole cambiano da una legge di bilancio all’altra, e una struttura ottimizzata nel 2024 può diventare subottimale diciotto mesi dopo. L’attuale quadro normativo favorisce i risparmiatori che adeguano rapidamente le loro forme, non quelli che bloccano un’allocazione per dieci anni senza riesaminarla.



